giovedì, 28 maggio 2009

ci sono esperienze che rasentano la perfezione.

che non dimenticherò mai, che si incidono nella mia testa come il marchio a fuoco del Padrone si è inciso nella mia carne.

 

la seduta di oggi è stata una di quelle.

 

perfetta,

nella Sua estrema durezza, nella Sua forza, nella Sua limpida determinazione.

 

all’ingresso del dungeon, Padrone mi ha schiaffeggiata.

nessun tempo per aspirare il Suo odore, per ascoltare il Suo respiro,

solo la Sua severità.

 

ceffoni duri, ripetuti, a ricordarmi chi sono, cosa sono.

sono solo la Sua troia in calore, la Sua vacca da culo.

la Sua schiava.

 

il bustino che mi ha regalato a Parigi è bellissimo, stretto, provocante, molto adatto ad una cagna pompinara in ginocchio di fronte al Padrone.

le tette sono strizzate ed esposte, pronte per i pesi appesi ai capezzoli, da muovere mentre gli succhio l’uccello, mentre lui mi frusta la schiena.

 

la Sua sborra in gola è un battesimo che si ripete, una rinascita ed una purificazione.

sto bene, ora.

dopo le lacrime e la disperazione, voglio pensare solo a questo momento,

ed ora sto bene.

perché sono Sua,

e Lo amo

e Lo amero’ ogni giorno di piu’.

per tutta la vita.

 

sono una vacca in calore, una lurida vacca in calore.

Padrone me lo ripete a lungo, mentre oscenamente esposta di fronte a Lui mi masturbo, pregandoLo di rompermi il culo, di spaccarmi il buco del culo e riempirlo di sborra.

e dopo pranzo ancora, e senza permesso, e Padrone mi dice duro nell’orecchio che mi toglierà la pelle dalla schiena, per punirmi.

ma nel frattempo le Sue dita che giocano coi miei capezzoli ipersensibili mi portano a gridare il mio piacere.

 

e poco dopo grido di dolore, quando, stesa sulla panca nera, Padrone mi frusta a lungo, ovunque, godendo ogni mia espressione di dolore, ogni attimo di terrore, ogni supplica di darmi un secondo di respiro.

alcuni colpi di cane bruciano come il fuoco, sulla pelle delicata dei fianchi, o in fondo alle cosce, vicino alle ginocchia.

fulmini di lava che sembra non possano mai spegnersi. Lo prego di toccarmi, di metterci una mano…

 

com’era, prima, la tua figa, vacca? quando come un animale non hai resistito alal voglia di affondarci le mani, anche senza il permesso del Padrone….

 

bruciava, mio Signore.

ma mai come la gioia che mi brucia nel petto, di essere Sua.

mai come le lacrime che mi solcano il viso,

o come il piacere che, improvviso, mi coglie, quando, ancora singhiozzante e mareata, mi fa inginocchiare e mi sfonda il culo.

il dolore, la sensazione di morire.

e poi quel piacere che esplode, ed io mi perdo.

sicura, poiché tenuta dalla Sua volontà.

 

Sua

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sabato, 09 maggio 2009

c’è qualcosa di particolarmente eccitante nell’immaginare il corpo del Padrone a fine giornata.

forse l’odore, il calore, la voglia di rilassarsi.

quando la Sua giornata è stata dura e pesante, quando le responsabilità lavorative si sono mescolate a riunioni interminabili ed accese, allo scontro con logiche con non sono le Sue, l’eccitazione diventa bisogno.

il bisogno di essere il Suo materasso da sfogo, la Sua troia svuotacoglioni, la Sua serva da battere.

 

Padrone entra nella Sua stanza d’albergo, alla fine della riunione dopo cena.

è ormai notte fonda, è fuori dalle 8 di questa mattina.

io l’ho atteso in camera, senza mai uscire.

un libro, un taccuino d’appunti, compiti da svolgere, la voglia che monta nella mia pancia e nella mia testa.

Padrone entra, ed io sono in ginocchio, nuda, la testa bassa, l’attesa che rimbomba nelle orecchie.

Padrone si spoglia, Lo sento ma non Lo vedo.

va in bagno, si lava le mani, torna in camera, si stende sul letto.

 

puttana, inizia dai piedi.

e passami la frusta da animale.

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venerdì, 08 maggio 2009

 

il battipanni è un cane da punizione domestica.

la sua forma arrotondata parla di natiche rosso fuoco, di gonne sollevate e mutandine abbassate, di cosce spellate, di fianchi che urlano fino a rimanere senza fiato.

Padrone ha usato il battipanni, ieri pomeriggio, per iniziare la punizione.

mi ero masturbata di fronte a Lui, sul divano nero.

gonfia di voglia, di oscenità, di bisogno di nudità, umiliazione.

Padrone mi ha fatta godere, raccontandomi come mi avrebbe poi punita, esattamente come vengono punite le serve che si sollazzano con le mani nella figa anziché svolgere i compiti domestici.

 

e le stesse parole sono quelle che, piegata a novanta sulla panca nera, hanno accompagnato ogni colpo, ogni mio urlo, ogni mia contorsione.

Padrone di solito mi frusta in silenzio, come se fossimo talmente avvolti dalla magia da non volerla rompere con altri suoni che non siano quello della frusta e le mie grida, i miei singhiozzi.

ieri ha parlato tutto il tempo. La Sua voce dura mi ha allagato la figa, mentre la carne bruciava, le lacrime salivano.

ero fradicia, una troia in calore, cosi’ vacca da morire di voglia benché sia stata punita proprio per quel motivo.

quando la punizione è terminata, Padrone mi ha fottuta.

un mare di piacere

ed ogni nodo sciolto, ogni tassello al suo posto.

il posto che Lui ha deciso.

Grazie, mio Signore

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venerdì, 08 maggio 2009

non avremmo mai immaginato, tempo fa, un pomeriggio al dungeon come quello odierno.

il tempo si dilata, e quando ci alziamo dal divano, anziché le 2 (ok, ho fatto un pronostico azzardato, lo sapevo ;-) erano quasi le 6.

 

il tempo è trascorso denso di parole, silenzi, calore trasmesso a pelle, oltre che piacere, dolore, ubbidienza e devozione.

 

ho avuto dei giorni tremendi, tornati da Parigi.

la fatica della lontananza, alcune cose di lavoro, i dubbi aiutano a crescere.

 

Padrone oggi è stato duro, ma solo a fine seduta.

Prima ci sono stati il Suo sapore, la Sua eccitazione, la cinghia che accompagnava la mia bocca devota e sembrava togliermi la pelle di dosso (Bè, anche questa non è stata certo leggera ;-)

 

abbiamo pranzato al dungeon, sushi e tortina di cioccolato.

adoro questi pic nic sotterranei, seduti nudi sui divani di pelle, gli occhi a nutrirsi di Lui ed il resto scompare.

 

Dopo aver mangiato, la coperta gigante ed i corpi che si stringono.

ed è stato lungo, e dolce, e doloroso in certe cose finalmente dette.

ed è stato magico, nel piacere ritrovato, nel Suo cazzo che dopo avermi stuprata con dolore, le ultime volte, oggi mi ha fatta impazzire di piacere, fin quasi alle lacrime.

 

mi sento morbida, ora.

e molto serena, finalmente.

Sua

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venerdì, 17 aprile 2009

Padrone oggi mi ha scritto un messaggio splendido,

che parlava di strade, di parole, di luoghi erotizzati e di intimità.

 

un messaggio che mi ha accarezzato l’anima e stropicciato la figa,

di una bellezza che fa quasi male,

soprattutto se considero la mia condotta insoddisfacente di questi giorni di lontananza.

 

devo imparare a gestire l’angoscia che mi prende,

e questa paura folle, che tormenta le mie notti.

 

Padrone, Glielo prometto.

sono certa di poter migliorare.

 

Sua

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giovedì, 09 aprile 2009

una fantasia che aleggiava da giorni, in ogni mio risveglio, nei miei messaggi, nelle mie parole serali.

una fantasia che mai avrebbe potuto immaginare lo splendore della realtà.

 

come le prima volte, Padrone oggi è rimasto vestito, anche dopo essere sceso dalla groppa della Sua puledra, varcato l’ingresso nel dungeon.

poche parole, gesti precisi e veloci nel legarmi al palo nero, cintura protettiva alta in vita e polsi uniti dalla corda morbida.

 

uno sguardo che mi ha fottuto il cervello; nemmeno una carezza, e poi l’inizio della fustigazione.

dolorosissima, senza un attimo di respiro, atroce fin dai primi colpi.

serie ripetute di sferzate sul culo, i fianchi, le cosce, la schiena.

ho la sensazione che mi stacchi la pelle, che morda la carne nuda, che penetri fin nelle mie ossa.

sicuramente trafigge i miei pensieri.

 

Padrone vuole le mie lacrime, prima di concedermi l’onore di svuotarGli i coglioni.

e le mie lacrime arrivano decisamente presto, insieme alle mie urla, alla mia disperazione.

 

le mani, istintivamente, cercano un varco, si liberano, ma inutilmente: non so che farmene, se non aggrapparmi al Lui, al palo, al mio bisogno di essere soddisfacente.

 

alla fine pero’ non ce la faccio.

la mia disciplina cede, mi divincolo, alzo la coscia.

so che non serve a nulla, se non a ricevere colpi ancora piu’ duri, piu’ pesanti, piu’ serrati.

Padrone arriva dove vuole, poi andiamo al divano nero (non ho idea di come io ci arrivi, so che mi trovo in ginocchio di fronte al Suo cazzo eccitato, e che mi concede di adorarlo).

 

la mia fantasia prevedeva che Padrone pranzasse, mentre io Lo servivo con tutta la dolcezza che ho dentro.

non è accaduto.

solo una volta Padrone mi ha concesso l’onore di servirLo durante il pasto senza a mia volta mangiare.

credo sia come quando mi ha usato come carta da culo… bello, ma difficile anche per Lui.

 

ci siamo stesi, sotto la coperta grande.

stretta al Padrone ho respirato tutta l’emozione che mi correva nel sangue, fino ad addormentarmi.

Padrone mi ha fottuta, al risveglio.

il dolore dell’apertura, la figa che si rompe, le lacrime agli occhi ed il respiro spezzato.

di solito è piacere da subito, ma quando inizia cosi’ brutalmente, il piacere finale ü indescrivibile…

 

quella di oggi è stata una seduta anche di silenzi e respiri.

di parole complicate e di nudità che si impone.

 

è stato difficile, salutarLo, all’arrivo della sera.

lo è sempre, oggi è stato uno strappo sanguinante.

 

Sua  (e grata del dolore che ha accompagnato il mio viaggio, rendendomi difficile lo star seduta, sui lividi ed il morso, come sull’inizio della lontananza… Padrone, penserò solo alla prossima settimana, …a Parigi!)

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giovedì, 02 aprile 2009

il mio buco del culo è gonfio e sanguinava leggermente, appena arrivata a casa.

Padrone mi ha usata in ogni buco, oggi, ma nel culo è stato particolarmente duro…

Una seduta perfetta; il dungeon caldo, paradiso d’intimità dopo il caos al lavoro, il viaggio, il traffico, il diluvio.

VederLo, respirare il Suo collo mentre mi stringe, entrare nel dungeon e spogliarmi. Ogni volta un’emozione che arrotola la pancia.

 

Padrone mi ho fottuto nella gola, a fondo, stesa a terra come una bambola di carne, le labbra tese al massimo nello sforzo di assecondare i Suoi colpi.

Le lacrime agli occhi, il respiro che rantola, ed infine il Suo piacere, denso, bollente, abbondante.

Battezzata e purificata. Come se il mondo iniziasse in quel momento.

 

In realtà per essere pulita davvero ho dovuto attendere dopo, quando Gli ho raccontato le cose che mi rimbalzavano in testa da giorni e non facevano che alimentare il mio malcontento.

Mi infilo, a volte, in un tunnel disastroso, per motivi che non capisco, non riesco a vedere, non accetto.

 

Padrone ha accolto il mio malessere, so che è rimasto deluso dal mio comportamento infantile, dalle mi insicurezze, dalla mia vertigine sull’orlo del baratro.

Non mi ha punita (Padrone mi punisce quando ne ha voglia, non posso prevedere); alla fine delle mie parole mi ha fottuta.

Quel piacere che da giorni non veniva, che mi faceva star male con me stessa, mi ha travolto, infinitamente piu’ violento. Infinitamente piu’ vero.

Dopo l’emozione e gli orgasmi, mi sono addormentata. Inizialmente tremante sotto la coperta, poi avvolta dal perfetto calore della Sua pelle.

 

Padrone mi ha permesso di dormire, di recuperare. Io mi sono svegliata morbida, felice, docile.

Una vacca pronta per essere portata alla panca nera a battuta duramente sul culo.

 

Il frustino da gita, i due di cuoio spesso, pesante, e poi il cane rivoltato come un battipanni, e poi le Sua mani. Volevo essere brava, soddisfacente, una serva ben addestrata.

Padrone ha deciso di rompermi il buco del culo. Di farmi gridare, impazzire di dolore e poi, come inaspettato ed inarrestabile, mi ha regalato un piacere sublime, prima di sborrarmi nell’intestino.

 

Niente sjambock, niente lacrime. Io credo che questa sia stata la mia vera punizione. Sapere che Padrone mi ha donato un piacere infinito, ma ha deciso, a causa delle mie paranoie, di non prendersi qualcosa di cui fino a ieri aveva voglia.

 

La mia schiena ed il mio culo bruciano.

Anche il mio orgoglio è (ab)battuto.

La mia appartenenza sempre piu’ luminosa.

 

Grazie, Padrone

 

PS: me lo tatuero’ sulla mano. “Non rompere”.

Mio Signore, sa che ci provo.

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sabato, 28 marzo 2009

Ho le cosce coperte di segni viola.

Quasi un decoro geometrico, perfetto nella sua definizione.

Cornici ovali, gonfie di sangue e significato, si inseguono fino ai miei fianchi, al culo.

 

Padrone mi ha battuta duramente, con un cucchiaio di legno, mentre impalata sul Suo cazzo il piacere mi trafiggeva la testa e mi arricciava i piedi.

 

Siamo molto piu’ intimi, ora. Un susseguirsi magico di particolari lo dimostra.

Dettagli, forse; per me rocce che si oppongono al vento che mi fischia fra i pensieri in questi giorni.

 

Padrone non avrebbe mai usato, fino a non molto tempo fa, oggetti di “disciplina domestica” per punirmi.

Giovedi’ ha usato la cinghia ed il cucchiaio di legno, oltre alle Sue mani. Nient’altro.

Ogni volta, mareo di fronte alla dimostrazione di come nessuna fantasia possa eguagliare la realtà che mi dona.

 

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sabato, 21 marzo 2009

Non mi usciva la voce, oggi.

Troppe emozioni, troppe cose in testa.

 

Dopo il dolore, il piacere, i brividi ed il piumone, parliamo, i visi cosi’ vicini che si toccano. Sussurro senza possibilità di alzare la voce. Confesso gli ultimi giorni, separati,  la voglia di distruggere, il bisogno sadico di seduzione, il comportamento bizzarro…

La sofferenza della lontananza non è un alibi.

 

Padrone, mi sembra di averLa tradita. A volte penso a come mi ero mostrata risolta e lineare, all’inizio. A come mi sembrava tutto chiaro, all’assenza conflitto. Vorrei essere una schiava in pace, che non crea alcun problema.

 

Schiava, lo vorrei anch’io. Ma non per me. Lo vorrei per te, che fossi serena.

 

 

Mi è scoppiato il petto.

Io non so cosa sia, la serenità nella vita.

Sicuramente, vicina a Lui, conosco quella dell’assoluto.

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sabato, 21 marzo 2009

Una serata di bozzolo, dopo 2 settimane di delirio completo.

Padrone oggi pomeriggio è venuto a casa mia.. Pranzo e servizio. Punizione e lacrime. Estasi.

 

Padrone viene prima di qualunque impegno io possa avere (se rimandabile senza conseguenze gravi, ovvio). Sì Lui viene prima di qualunque altra cosa io ami fare, sia formativa che ricreativa.

Oggi mi è molto spiaciuto lasciare il mio corso. Il fatto che sia stato pesante gratifica il mio essere la Sua serva.

Lava almeno in minima parte l’equivoco mostruoso di giovedì, che mi ha fatta stare malissimo.

 

Il pollo allo spiedo di Giannasi è un pranzo buono e scanzonato. La cucina invasa dal sole, le rose bianche nel vaso. A tratti mi piace anche la primavera.

 

Padrone è bellissimo, con lo yukata e gli occhi duri di severità e voglia.

Prima del caffè ho il Suo cazzo in gola, la Sua sborra mi ha riempito la bocca, cosi tanta da cogliermi impreparata e rischiare di perderne fuori qualche goccia (ma non è successo! ;-)

 

Padrone doveva punirmi, per la mia incapacità a mantenermi soddisfacente quando inizio a girare a mille nell’esterno.

Mi perdo, come se annaspassi nel buio.

Padrone mi riporta al centro.

Frusta e lacrime. Legata con le gambe strette, le braccia lungo il corpo, a pancia in giu’ sul letto.

I colpi di cinghia e di frustino corto sono insopportabili. Un bruciore terrificante, la sensazione di non poter assolutamente reggere oltre.

E poi lo sjambok. La frusta che ha spedito dal’Africa pensando al Suo animale femmina.

Una frusta cosi’ inquietante, pesante, dura.

Solo sul culo, impossibile usarla altrove. Una frusta che mi annuncia il piacere, risuonando nella mia figa, nel mio retto.

Il dolore geme intrecciato all’eccitazione. La mano legata proprio sulla figa inizia a muoversi, mi accarezzo come una cagna in calore.

Gemo e mi contorco, ma nemmeno io capisco piu’ se di sofferenza o estasi.

Padrone pero’ non vuole che io goda. Non ora.

Adesso è il momento delle lacrime. Non mi aveva mai frustata cosi’ forte, prima, sulla schiena. Le lacinie pesanti di quell’oggetto che non so come chiamare ma che temo piu’ di qualunque altro mi tolgono il respiro e la pelle.

La disperazione travolge e cancella il godimento di pochi attimi prima.

Sono solo un nodo di lacrime e singhiozzi che piano piano si scioglie.

 

Quando Padrone è soddisfatto mi slega e mi ordina di mettermi in ginocchio a terra, appoggiata al letto.

 

Il Suo cazzo che mi scava il culo è tremendo. Il dolore monta sul dolore. A nulla è servita la preparazione col vibratore.

Il fuoco sulla pelle e dentro la carne.

Le lacrime scorrono ancora, finché non divento carne docile e morbida.

Padrone gode dentro di me.

Io fatico a risalire sul letto, come ubriaca.

 

Mi tocca in mezzo alle cosce, mentre siamo abbracciati sotto al piumone.

Sono un lago…

Padrone mi dona il piacere.

 

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